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Ai cari amici del mondo che si stanno impegnando con tutta la loro forza per eliminare le centrali nucleari

 

   Sono già passati 8 anni dall'incidente nucleare, ringrazio coloro che continuano ad interessarsi di Fukushima e ci aiutano nella nostra battaglia. Sono grata anche per il vostro impegno nel sostenere la chiusura di tutte le centrali nucleari del mondo. 

 

   In questo periodo dell'anno che si avvicina all'undici marzo, i ricordi di quel momento riaffiorano e le inquietudini mi pervadono. Mi rendo conto che il dolore e l'assurdità causati dall'incidente continuano senza fine.

 

   L'anno scorso è stato un'anno molto importante per me: il processo richiesto nel 2012 contro i dirigenti Tepco dell'epoca, che divenne in seguito processo penale per la responsabilità accertata ch'essi ebbero nell'incidente nucleare di Fukushima, ha avuto 35 udienze ed io ho passato l' intero anno ad assistere ad ognuna di esse. Durante queste udienze, le verità occultate fino a quel momento sono finalmente emerse.

Secondo le previsioni, pubblicate già molto prima del 2011 dal comitato di esperti ricercatori e professori universitari, incaricati dal Governo Giapponese di verificare la situazione geologica del paese, le probabilità di un forte terremoto e di un conseguente tsunami di enorme portata a largo della costa della prefettura di Fukushima erano altissime. Messi al corrente di questa previsione, i tecnici della Tepco avevano calcolato il rischio di uno tsunami di 15.7 metri ed avevano ipotizzato quali misure attuare per contrastarlo.  I tre dirigenti imputati, ebbero varie occasioni per conoscere queste previsioni e i rapporti dettagliati, ma scelsero di ignorare, lasciando che i reattori della centrale funzionassero come nulla fosse, senza prendere nessun provvedimento effettivo.

Le prove che gli imputati fossero già a conoscenza di queste informazioni tecniche, vennero evidenziate dalle testimonianze in tribunale, dalle e-mail e dai verbali delle riunioni. Davanti a queste prove, gli imputati hanno continuato a rispondere: "Non ho visto", "Non ho sentito, "Non mi ricordo", "Io non avevo il potere di decidere".

   Alla fine dello scorso anno, il pubblico ministero ha dichiarato, a sostegno dell’impianto accusatorio: "Gli imputati hanno solamente negato la loro responsabilità riguardo l'incidente, trasferendola ad altri. Essi ricoprivano cariche ai vertici dell'azienda, dunque questo tipo di atteggiamento è inaccettabile, secondo il nostro parere. Non c'è alcuna attenuante per la loro colpevolezza", per i tre imputati è stata richiesta la pena massima per omicidio colposo, 5 anni di reclusione. La conclusione del processo è prevista per il 12 marzo, con l'ultima arringa del difensore della Tepco, la sentenza sarà emessa l'estate prossima. Spero, dal profondo del cuore, che la responsabilità dell'azienda che causò l'incidente sia accertata definitivamente e che il tribunale emetta un giudizio giusto, affinché non si ripeta mai più una tragedia simile. Continuate ad osservare anche voi dal resto del mondo!

 

   Attualmente a Fukushima, ci sono altri nuovi problemi:

- Per eliminare l'acqua contaminata dal trizio, sempre in aumento nel sito della Tepco, il presidente della Nuclear Regulation Authority, l'organo di controllo dell'energia nucleare, aveva dichiarato la loro intenzione di disfarsene riversandola nell'Oceano.  Contro questa soluzione, numerosi cittadini hanno proposto un'altro provvedimento durante le consultazioni pubbliche organizzate dal Ministero dell'Economia e dell' Industria, cioè conservare l'acqua contaminata sulla Terra. Naturalmente, anche i lavoratori del settore ittico rifiutano con forza il provvedimento. Tuttavia, queste voci non sono state prese in considerazione nella discussione riguradante l'acqua contaminata tenuta al Ministero dell'Economia e dell'Industria il 28 dicembre 2018.

 

- Anche la proposta di smantellare i 2400 dispositivi situati a Fukushima per il monitoraggio della radioattività dopo l'incidente, escluse le 12 province dove l’ evacuazione era obbligatoria per gli abitante della zona, è giunta dallla Nuclear Regulation Authority.

I cittadini che, invece, richiedono la presenza continua dei dispositivi per il monitoraggio della radioattività, hanno costituito un comitato e numerosi abitanti, incluse le madri di bambini piccoli, si stanno opponendo allo smantellamento organizzando incontri informativi in varie zone, per approfondire l' argomento e contrastarlo. Parallelamente alle manifestazioni di dissenso dei cittadini, un terzo dei comuni interessati della Prefettura di Fukushima, ha inviato un appello contro lo smantellamento al Governo centrale. 

 

- Esistono dei progetti sperimentali che prevedono l'utilizzo del terriccio decontaminato per rialzare delle strade, alcuni di questi sono stati sospesi dopo l'opposizione degli abitanti, ma stanno andando avanti in altre città. Nel piccolo comune di Iidate, una zona interdetta al rientro a causa della contaminazione elevata, si riutilizza il terreno decontaminato per rialzare il livello del terreno agricolo.

 

  Lo scorso anno, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha raccomandato al governo giapponese di riabbassare il livello di radioattività al massimo di accessibilità per il rientro, da 20 millisivert ad un millisivert all'anno facendo notare che togliendo i finanziamenti pubblici per gli alloggi gratis per gli sfollati si spinge la popolazione a rientrare forzatamente. Ciò nonostante, anche la prefettura di Fukushima, che aveva proseguito con i finanziamenti anche dopo la sospensione del governo, ha dichiarato che dalla fine di marzo di quest’anno non sarà più previsto alcun aiuto per gli sfollati. Di più, per gli sfollati dei comuni di Namie, Tomioka, Katsurao e Iidate, che hanno le zone attualmente ancora interdette al rientro, il governatore della prefettura di Fukushima ha dichiarato che alla fine di marzo 2020 finirà l'utilizzo delle abitazioni provvisorie per loro.  

 

  Recentemente, tra coloro che avevano meno di 18 anni all'epoca dell'incidente, sono stati effettuati  esami clinici specifici: a 166 persone è stato diagnosticato un cancro alla tiroide e altre 40 sono sospettate di averlo; in totale di 206 persone. In realtà, lo scorso anno, la sotto-commissione per la valutazione della salute della tiroide, ha aggiunto 11 nuovi casi. In più ci sono altri ammalati  curati fuori dall'Ospedale di Fukushima, dei quali non si può fare una stima precisa. Questo fatto è stato rilevato dall'organizzazione di sostenitori privati, ma la prefettura ignora i risultati degli esami effettuati fuori dalla sua zona di competenza. La sotto-commissione per la valutazione della salute della tiroide, dovrebbe esaminare il rapporto tra l'incidente nucleare e il cancro alla tiroide, ma se non conosce esattamente il numero dei casi di tumore alla tiroide della prefettura di Fukushima, come si può avere una valutazione esatta? All’ interno della commissione per la valutazione, c’è chi sostiene che esaminando troppo, inevitabilmente si scoprono casi di cancro e ancora che, nel fare il controllo di massa nelle scuole si  viola la privacy, dunque ci sono membri che vogliono sminuire il valore degli esami, ed altri membri che sostengono l'importanza di proseguire con queste modalità in modo da scoprire tempestivamente le malattie e curarle. Ci sono grandi dissussioni tra loro.

  

    In questo anno, il quotidiano di Tokyo, "Tokyo Shinbun", ha ricordato che nel mese di maggio del 2011, era stato segnalato all’istituto di ricerca radiologica, il caso di una ragazza di 11 anni, residente nel comune di Futaba all'epoca dell'incidente, che aveva subito radiazioni alla tiroide per un dosaggio equivalente 100mSv. Invece fino ad ora, il governo ha continuato a dichiarare che "nessun bambino ha subito radiazioni per 100mSv", mentre è stato scoperto che, in una tesi specialistica si stimava che la dose subita dagli abitanti di Date, distante circa 60 Km dalla Centrale di Fukushima, era solo un terzo della reale quantità di radioattività subita dalla popolazione. Questi fatti illustrano una situazione inquietante in cui si sospetta di occultamento e di falsificazione dei rapporti tra radiazioni e danni alla salute.

  

    Cari amici, nonostante la realtà sia così pesante e dolorosa, in Giappone cittadini e mezzi di comunicazione coraggiosi stanno combattendo con tutte le loro forze. 

Per noi, sapere che da lontano ci sono amici che pensano a Fukushima e ci sostengono, è molto incoraggiante.  

Proseguiamo insieme per eliminare le centrali e le strutture nucleari dal mondo e per creare un mondo migliore di pace dove possiamo vivere serenamente, uniamoci!! 

 

Fukushima, marzo 2019           

 

Ruiko Mutō   

 

l'attivista di "Le donne di Fukushima contro il nucleare", 

la delegata dei querelanti del processo penale contro ex diligenti di TEPCO

 

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